Archivio mensile Febbraio 2019

DiBARF Italia

Come preparare una ciotola BARF – Pesce

Semplice ricetta per una ciotola BARF a base di pesce. Dieta BARF non è solo carne, ma possiamo sbizzarrirci a creare piatti sfiziosi, nutrienti e secondo natura. Oggi ad esempio utilizzeremo come fonte proteica dei filetti di cernia.

La Cernia è un pesce molto pregiato, dal gusto delicato, con carni compatte e ben digeribili è ricca di acidi grassi omega-3 protettivi per il cuore e il sistema cardiocircolatorio in genere.
E’ molto impiegato nell’alimentazione infantile poiché è privo di lische.  La Cernia è un pesce magro, poco calorico, con un’ottima porzione di proteine ad alto valore biologico.

Ma vediamo passo-passo come preparare una ciotola bilanciata e nutriente. Ricordiamo che i cani (e a maggior ragione i gatti) non hanno bisogno di carboidrati per il loro metabolismo energetico (anche se in base a razza, età e peso è variabile). Il loro metabolismo può avere tutto ciò che serve da proteine di giusto valore biologico e grassi. Infatti il metabolismo energetico nei cani è basato su ossidazione dei grassi e conversione delle proteine in glucosio (glucogenesi).

Pertanto una buona fonte proteica è sempre necessaria come costituente principale della nostra ciotola. Abbiamo preso i filetti di cernia, tagliati in parti e abbinati con una verdura cruda a piacimento, in questo caso del cavolo cappuccio viola. Ne basta una piccola parte per assicurare ottime vitamine minerali nel pasto. 100 g di questo vegetale contengono circa 3 g di fibre, che hanno anche la capacità di saziare a lungo e regolano i livelli di zuccheri nel sangue, inoltre sono ricchi di antocianine.

Aggiungiamo una fonte di Grassi o anche più di una. In questo caso abbiamo aggiunto del burro ghee da mucca grass fed e dell’olio di salmone.

Aggiungiamo una piccola parte di frutti di bosco congelati e per finire qualche alice essiccata per guarnire con un cucchiaio di formaggio fresco.

Da servire velocemente!! 😀

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I cani imparano anche dagli esseri umani

HANNO appena otto settimane: sono poco più che fagottini di pelo, eppure sono già in grado di apprendere osservando gli adulti. Non solo quelli della loro specie – parliamo di cuccioli di cane – ma anche gli esseri umani. È quanto appena scoperto da un’équipe di ricercatori del Dipartimento di Etologia dell’Università di Budapest, di cui fa parte anche l’italiana Claudia Fugazza. Gli scienziati, in particolare, hanno studiato l’apprendimento sociale (ossia la capacità di imparare nuove informazioni osservando il comportamento altrui) in 48 cuccioli di cane di otto settimane, ancora non adottati da nessuno, scoprendo per l’appunto che tale abilità è già presente in giovane età – fenomeno che ancora non era mai stato studiato dalla comunità scientifica – e che non è riferita solo ai conspecifici ma anche agli esseri umani. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports di Nature.

• COME FANNO I CUCCIOLI?


“Fino a questo momento – spiega Fugazza – l’apprendimento sociale era stato studiato solo nei cani adulti, per i quali è ormai nota la capacità di imparare sia dai loro simili che dagli esseri umani. Analizzare lo stesso fenomeno nei cuccioli, però, è molto più interessante, dal momento che apprendere determinate abilità da piccoli è molto più vantaggioso, e meno rischioso, che imparare per prove ed errori”. In generale, il fatto che i cani siano in grado di apprendere anche da individui di un’altra specie è un caso abbastanza singolare in natura, ed è dovuto al fatto che cani ed esseri umani si sono evoluti insieme nel tempo.

Il tuo cane ricorda quello che fai

QUESTIONE DI SCATOLE

Per studiare la questione, l’équipe di ricercatori ha sottoposto 48 cuccioli di otto settimane a due diversi esperimenti di apprendimento. In particolare, ai cani veniva mostrata una scatola contenente del cibo, che andava aperta sollevandone il coperchio, in alcuni casi, o spostandolo lateralmente, in altri. Nel primo esperimento, i cuccioli guardavano un cane adulto – la loro madre oppure un individuo sconosciuto – aprire la scatola; nel secondo, i cuccioli osservavano un essere umano sconosciuto compiere la stessa attività. Un gruppo di controllo, infine, osservava un altro cane o un essere umano mangiare accanto alla scatola senza aprirla: “Il gruppo di controllo”, continua Fugazza, “serviva a escludere che l’eventuale apprendimento dei cuccioli non fosse dovuto all’osservazione ma semplicemente a una strategia di prove ed errori oppure alla cosiddetta facilitazione sociale, ossia al fatto che la presenza di un individuo esterno, a prescindere dalla sua attività, aumenta la curiosità e la velocità di un cucciolo”.

• UN APPRENDIMENTO CHE DURA NEL TEMPO


Analizzando i filmati degli esperimenti, i ricercatori hanno confermato le proprie ipotesi. Sia i cuccioli che avevano osservato i loro conspecifici che quelli che avevano osservato gli esseri umani imparavano ad aprire la scatola più efficacemente rispetto a quelli del gruppo di controllo, il che indica, effettivamente, che l’apprendimento sociale è attivo in tenera età e soprattutto che è una dinamica che avviene anche tra specie diverse.

C’è dell’altro: “Abbiamo notato – dice ancora la ricercatrice, – che i cuccioli imparavano più rapidamente osservando un cane sconosciuto che non la propria madre: probabilmente, questo è dovuto al fatto che gli animali sono più incuriositi da un individuo non familiare, il che aumenta il tempo di attenzione (44 secondi per il cane sconosciuto, 30 secondi per la madre) e di conseguenza il livello di apprendimento”.

L’esperimento ha mostrato, infine, che l’abilità appresa si conserva nel tempo: anche dopo un’ora – un tempo sufficiente a confermare il coinvolgimento della memoria a lungo termine, spiegano gli autori – i cuccioli erano ancora in grado di aprire le scatole. I risultati dello studio potranno essere utili per sviluppare nuovi metodi di addestramento: “Il nostro lavoro”, conclude Ádám Miklósi, coautore dell’articolo e direttore del Dipartimento di Etologia, “suggerisce che il metodo più semplice e naturale per insegnare ai cani a svolgere un’attività è semplicemente quella di mostrargliela e incoraggiarli a ripeterla

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Il Dog-talk: comunicazione nel rafforzare i legami

Uno studio ha rivelato che i quattro zampe non solo capiscono cosa diciamo, ma che preferiscono il “dog-talk” ovvero lo stesso tono di voce melodico e affettuoso usato con i bambini. Il linguaggio rende il rapporto cane-padrone ancora più speciale.

Storie di complicità e affetto, di domande e risposte ricevute attraverso scodinzoli energici, storie di intimità e giocosità, e di legami che arrivano anche alla somiglianza fisica e di comportamenti. Se siete degli amanti dei cani, sapete che per voi sono molto più di animali domestici. E se con il vostro quattro zampe parlate e dialogate, allora continuate a farlo, perché uno studio ha evidenziato l’importanza della comunicazione nel rafforzare i legami.

 

Proprio come si parla con i bambini piccoli per fortificare il rapporto tra genitori e figli, così bisognerebbe fare con Fido.

Usando tra l’altro lo stesso tono di voce dolce, complice e pieno di amore che si usa con i bebè. Il cosiddetto “motherese”, il linguaggio della mamma, semplificato e melodico che assomiglia a un tipo di comunicazione non verbale, ma in grado di veicolare emozioni ed affettività.

I ricercatori Alex Benjamin e Katie Slocombe dell’Università di York, nel Regno Unito, hanno verificato quanto parlare con il proprio cane sia utile per rendere speciale la relazione cane-padrone e di come lo sia soprattutto per i primi. Loro con noi comunicano con il corpo, e in particolare con lo sguardo, per ricercare l’approvazione.

 

Durante lo studio dal titolo «Who’s a good boy?! Dogs prefer naturalistic dog-directed speech» pubblicato sulla rivista Animal Cognition,  i ricercatori hanno analizzato l’interazione animale-padrone facendo una serie di test con il coinvolgimento di 30 cani. Durante il primo esperimento, gli interlocutori hanno usato un «linguaggio dei cani», un tono di voce alto e melodico per parlare di argomenti dog friendly come: «Chi è il cane più bello?!», e il «linguaggio degli adulti», cioè quello normale che usiamo per comunicare tra di noi, per messaggi non inerenti agli animali, ad esempio raccontando che erano stati al cinema il giorno prima.

 

Nel secondo esperimento hanno fatto un mix tra il linguaggio usato e l’argomento veicolato. Ovvero, gli interlocutori hanno usato il «linguaggio dei cani» per parlare di cosa avevano fatto durante la giornata, e quello degli «adulti» per comunicare qualcosa inerente al cane, ad esempio: «Vieni che usciamo a fare la passeggiata!».

«Abbiamo notato che i cani adulti erano più attratti dalle persone che parlavano con un tono di voce emozionale e con contenuti connessi al loro mondo, quindi con il «linguaggio dei cani», e parlando di argomenti «dedicati a loro» – ha spiegato Alex Benjamin, uno dei ricercatori del dipartimento di psicologia dell’Università di York – mentre quando abbiamo mischiato argomenti e registri vocali, non hanno invece mostrato alcuna preferenza».

 

 

Questo vuol dire che i quattro zampe non solo capiscono quando parliamo direttamente a loro e di argomenti che li riguardano e che preferiscono essere trattati con lo stesso approccio usato per i bambini piccoli. Insomma, da adesso in avanti, quando qualcuno ci farà presente che trattiamo il nostro cane come se fosse umano, anzi «bambino», potremo rispondere che lo consiglia la scienza.

(fonte vanity fair)

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I CANI ALLUNGANO LA VITA AI LORO COMPAGNI UMANI

Lo dice la scienza: chi possiede un cane, vive più a lungo e più in salute. E’ questo il risultato di uno studio svedese pubblicato su Scientific Reports (Nature) l’anno scorso
I partecipanti sono stati arruolati nello studio a partire dal 2001, quando in Svezia è entrata in vigore una legge che rendeva obbligatorio registrare il possesso dei cani.
Tutti i partecipanti erano sani all’inizio dello studio e i ricercatori ne hanno monitorato lo stato di salute per oltre 12 anni, registrando tutte le malattie intercorse durante il periodo di osservazione.
I risultati hanno mostrato che i proprietari di cani singoli avevano una riduzione del 33% del rischio di morte e una riduzione dell’11% del rischio di infarto miocardico rispetto ai singoli non proprietari.
Per le persone che vivono da sole, il possesso di un cane può ridurre il rischio di morte per cause cardiovascolari del 36%, rispetto ai singoli individui senza un animale domestico.

“Una scoperta molto interessante nel nostro studio è stata che vivere con un cane era particolarmente importante come fattore protettivo nelle persone che vivono da sole, che sono proprio le persone con il più alto rischio di malattie cardiovascolari e morte rispetto a quelli che vivono in una famiglia composta da più membri familiari.
Un cane, probabilmente, può essere un importante membro della famiglia per le persone sole ed è per questo che, tra la protezione e la compagnia, queste sono le prime a godere dei benefici di condividere la loro vita con un cane.
Anche i proprietari di cani in famiglie di più membri hanno visto dei benefici, anche se in misura minore. Il rischio di morte tra questi proprietari di cani è diminuito dell’11% e le loro possibilità di morte cardiovascolare sono diminuite del 15%, ma il loro rischio di un attacco di cuore non è stato ridotto dal fatto di possedere un cane.”

“Sappiamo che i proprietari di cani in generale hanno un livello più alto di attività fisica, che potrebbe essere una spiegazione dei risultati osservati”
I risultati suggeriscono anche un maggiore benessere sociale e lo sviluppo del sistema immunitario come ulteriore motivo per cui avere un cane offre protezione contro i problemi cardiovascolari malattia e morte.
“Può incoraggiare i proprietari a migliorare la loro vita sociale, e questo di per sé ridurrà il loro livello di stress, che sappiamo assolutamente essere una causa primaria di malattie cardiovascolari e eventi cardiaci. Altre spiegazioni includono un maggiore benessere e contatti sociali o effetti del cane sul microbioma batterico nel proprietario “, dice Tove Fall, autore dello studio e professore associato di Epidemiologia presso il Dipartimento di Scienze Mediche e la scienza per la vita Laboratorio, Università di Uppsala.
l’anima…e ora la scienza ce l’ha confermato!
Chiara Grasso
(fonte Eticoscienza.it)

Insomma, avere un cane che condivide la vita quotidiana con noi può migliorare il nostro umore, i nostri rapporti sociali, la nostra salute fisica, le nostre difese immunitarie, il nostro senso di solitudine e i nostri attacchi al cuore, facendoci sentire più sicuri e più attivi.

Fonte: Eticoscienza.it