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Ciotola della settimana: manzo e finocchio

Eccoci al nostro appuntamento settimanale con le vostre ciotole più gustose.

In questa ciotola sono sapientemente mixati:

Il manzo è ricco di proteine e di amminoacidi essenziali per la crescita e per lo sviluppo della muscolatura del cane. La carne di manzo fornisce fosforo e potassio, ma anche ferro, zinco e magnesio. Nel manzo troviamo inoltre vitamine come la tiamina (B1), la riboflavina (B2), la niacina (PP), che sono indispensabili per il funzionamento di processi metabolici come l’utilizzazione degli zuccheri. 

Il finocchio è spesso usato per combattere la flatulenza e la colite: alcuni studi hanno dimostrato che il finocchio ha proprietà carminative naturali (riduce l’aria e i gas intestinali) e, per le sue proprietà antiossidanti, può ridurre il rischio di cancro.
Il finocchio è anche una grande fonte di ferro, folato, calcio, potassio, vitamina C e altri nutrienti importanti per la salute del vostro animale.

L’Olio di Cocco ha enormi proprietà benefiche, contiene acido Laurico (elemento presente nel latte materno) sostanza che lo rende un perfetto antivirale per i nostri amici a quattro zampe, regola l’intestino e combatte la presenza di alcuni parassiti come  la tenia, potenziando il sistema immunitario.

La nostra polvere di guscio d’uovo contiene la membrana dell’uovo e la Vitamina C: è indicata per la protezione articolare di cani e gatti di qualsiasi età ed è raccomandata come apporto di calcio biodisponibile nella preparazione di diete BARF e casalinghe.
La Vitamina C (STAY C), ad alta biodisponibilità, protegge le articolazioni dallo stress ossidativo: nell’animale anziano, quindi, migliora la capacità di movimento e di conseguenza la qualità di vita.

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L’importanza della masticazione

La masticazione è una delle attività più importanti per il benessere psico-fisico del cane ed è un bisogno che deve essere soddisfatto, dalle prime settimane di vita in poi.

Sin dai primi giorni di vita, il cucciolo inizia a conoscere il mondo che lo circonda e a vivere le prime esperienze (mediate dall’intervento della madre attraverso l’inibizione al morso, a partire dalla quarta settimana), attraverso la bocca, che diventa il suo strumento di conoscenza, sperimentazione e apprendimento.

A partire dalla terza settimana, con l’eruzione dei primi denti, fino ai sei mesi, il cucciolo è impegnato in una lunga fase di dentizione che causa dolori e fastidi che vengono alleviati proprio dalla masticazione. Nel primo periodo di convivenza può capitare che, il proprietario, al suo rientro in casa, trovi alcuni “danni”, dovuti all’attività di rosicchiamento del cucciolo.

Come detto precedentemente, la masticazione, in quanto bisogno, è fondamentale, non solo per il cucciolo ma anche per l’adulto.

Molti cani adulti, perché non abituati sin da cuccioli, di fronte ad un osso, paradossalmente, si trovano spiazzati, non sapendo da che parte cominciare.

È dunque molto importante che il proprietario aiuti il proprio cane a sviluppare questa nuova competenza, stimolandolo nell’attività di masticazione. Ci sono diversi fattori da tenere in considerazione, però, nella scelta dell’oggetto da masticare, che devono dipendere dalle capacità del cane e dalle sue modalità dell’utilizzo della bocca.

Per concludere, dunque, sono numerosi i benefici conseguenti alla masticazione:

  • alleviare il dolore causato dalla dentizione;
  • conoscere e “gustare” il mondo;
  • liberarsi dallo stress, dall’ansia e dalla paura, impegnandosi in un attività stancante, fisicamente e mentalmente;
  • vivere un momento di gioco collaborativo con il proprio compagno umano (come potrebbe essere quello di spezzare dei lunghi rami), volto a saldare le basi di una relazione di fiducia e condivisione.

Quindi è opportuno incentivare questa tipologia di attività e indirizzarla verso target sapientemente selezionati dal proprietario, andando ad aumentare, oltre tutto, la sensazione di autoefficacia e autostima del proprio compagno a quattro zampe.

Evitiamo possibilmente di comprare al cane gli ossi di pelle di bufalo  che si trovano in commercio perché ricchi di sostanze chimiche ma offriamo al nostro amico dei prodotti naturali

IL NERVO ESSICCATO DI BUE.  Snack del tutto naturale sano ed appetibile, il procedimento di essiccazione ad aria calda a 130° elimina ogni altro sistema di conservazione chimica.

IL NERVO PIATTO DI MANZO,  un gustoso fuoripasto per cani di tutte le taglie. Molto gustoso, favorisce la masticazione e data la sua consistenza  agisce sui  denti  favorendo la pulizia del tartaro. Data la sua durezza a differenza della trippa essiccata dura molto di più.  Questo snack è del tutto naturale, è formato al 100% dal nervo della nuca essiccato in forno a 140° è  privo di coloranti o conservanti.

 TRIPPA VERDE ESSICCATA DI AGNELLO Snack naturale per cani solo trippa verde di agnello essiccata naturalmente a bassa temperatura per non perdere le qualità della trippa verde. Da utilizzare come snack, ricompensa premio, o premio educativo, ideale tra un pasto e l’altro. Mantiene l’equilibrio della flora intestinale, data la sua naturale consistenza con la masticazione aiuta a mantiene i denti puliti.

LE TRACHEE ESSICCATE DI MANZO sono una gioia da masticare, adatte a cani di tutte le taglie, ottima soluzione per l’igiene dentale e per tenere occupato il cane con un goloso passatempo. Prodotto naturale essiccato in forno non contiene additivi ne conservanti o coloranti

IL TENDINE DI ACHILLE ESSICCATO viene tagliato ad una lunghezza di 20 cm., queste dimensioni  li rendono adatti  a cani sia di piccola taglia che di taglia medio grande. La maggiore tenerezza del tendine  rispetto al nervo  lo rende adatto ugualmente per cuccioli.

Risultano più appetibili del normale nervo di manzo.

Un eccellente rimedio per l’igiene dentale del tutto naturale anche perché la loro forte consistenza aumenta la durata alla masticazione per più giorni.

LE ORECCHIE DI MAIALE ESSICCATE  rappresentano uno spuntino perfetto per tutti i cani: al contrario di molti ossi da masticare, sono uno snack facile da digerire. Composte 100 % di cartilagine naturale sono un’ottima fonte di glucosamina  e contribuiscono a mantenere puliti i denti del vostro cane. Essiccate con aria calda a 120° con contengono conservanti e spezie.

Ma per i cagnolini di piccola taglia, come si fa?

La loro bocca non è sufficientemente ampia per rosicchiare pezzi grandi, quindi, specificatamente per loro, si può ricorrere alle Trachee di Agnello Essiccate:

Le trachee di agnello essiccate sono molto più piccole di quelle di manzo

Dimensioni e consistenza le rendono ottime ed estremamente appetibili per tutti quei cani di piccola taglia che, diversamente, avrebbero difficoltà a masticare.

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Ciotola della settimana “Mari e Monti”

La nostra amica Daniela ci racconta di una ciotola sfiziosa che i suoi pelosi adorano:

Gli ingredienti di questa pappa sono:

  • filetti di cernia, ottimi perché magri, ma molto nutrienti, ricchi di Omega 3 e ideali in estate, con il gran caldo, quando vogliamo nutrire bene i nostri amici pelosi, senza appesantirli.
Filetti di cernia
  • trippa verde: una vera specialità BARF, nutriente, appetibilissima, ricca di enzimi digestivi e adorata dai nostri pelosi!!!
  • verdure frullate: contrariamente a quello che si pensa, ai cani la verdura piace, specialmente d’estate, dà freschezza nella ciotola, è dolce e dissetante. I vegetali contengono dei nutrienti essenziali per il buon funzionamento dell’organismo.e sono necessari per la regolazione dell’attività intestinale e dovrebbero costituire ALMENO il 15-20% del totale del pasto. Tutte le verdure, specialmente all’inizio devono essere frullate per aiutare il nostro cane nella digestione delle fibre e poter quindi assimilare tutte le vitamine contenute. Quasi tutte le verdure per il cane si possono frullare crude, lasciando intatto tutto l’apporto vitaminico.

Buon appetito!!!

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Ciotola della settimana: coniglio, pollo, ricotta e melone

Ecco un’altra gustosissima ciotola, ricevuta dalla nostra cliente Carolina:

Pappa a base di macinato di coniglio, collo di pollo, ricotta, melone, olio di cocco

Macinato di coniglio: il coniglio e’ una carne leggera magra e digeribile, il macinato e’ composto, il macinato di coniglio è composto per il 90% di carne (fra cui il 15% ossa e cartilagini) ed il 10 % di grasso ovino. Il grasso bilancia il tipo di carne estremamente magra del coniglio, notoriamente povera di grassi.  Il prodotto fornisce una  buona fonte di calcio, e cartilagine ottimo per fortificare i legamenti del cane.

Collo di pollo: il collo di pollo  e’ composto per  l’80 %  da carne magra e digeribile, per le dimensioni è adatto  a cani  di piccola taglia e gatti con allergie o intolleranti ad altre fonti proteiche. Ottimo per la pulizia dei denti e la masticazione e’ adatto a tutte le età rappresenta inoltre una fonte di calcio biodisponibile.

Olio di cocco: ha enormi proprietà benefiche, contiene acido Laurico (elemento presente nel latte materno) sostanza che lo rende un perfetto antivirale per i nostri amici a quattrozampe
Regola l’intestino, e combatte la presenza di alcuni parassiti come  la tenia, potenzia quindi il sistema immunitario.  L’aggiunta di Olio di Germe di Grano, particolarmente prezioso per il suo contenuto di vitamina E, sostanza dall’enorme potere protettivo e antiossidante.

“Generalmente imposto la dieta dei miei animali in base al loro stile di vita, alla loro età e alla stagione; cerco sempre di variare il più possibile gli alimenti che metto nella ciotola, specialmente in base al periodo dell’anno.
Questo, ad esempio, è un periodo molto caldo e i cani tendono a mangiare poco o niente: l’obiettivo, quindi, è somministrare alimenti rinfrescanti, come la ricotta che generalmente, in piccole quantità, i cani gradiscono, e il melone che è un frutto di stagione ed è molto fresco.
Uso sempre anche l’olio di cocco, il miglior integratore di acidi grassi che abbia trovato finora. E’ digeribile, appetibile e ottimo 365 giorno all’anno.
Infine, una parte di osso polposo intero (collo di pollo, collo di tacchino, schiena di pollo, ecc) cerco di non farla mancare mai perché è importante a livello di masticazione che a livello comportamentale.”

Carolina Paribelli
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Scongelare la carne per il cane e per il gatto: i tempi, i metodi corretti e le perdite nutrizionali.

A cura del Dott. Valerio Guiggi

Quando si segue un’alimentazione industriale oppure un’alimentazione casalinga è molto comune congelare le grandi quantità di cibo cui abbiamo bisogno per poi scongelarle, man mano, nel corso delle settimane.

Lo scongelamento è un’operazione molto comune per chi segue alimentazioni casalinghe, a cotto o a crudo, per il proprio cane e per il proprio gatto, ma è un processo che spesso lascia molti dubbi ai proprietari.

E’ meglio uno scongelamento lento o uno scongelamento rapido?
E’ meglio tagliare la carne prima di congelarla o dopo averla scongelata?

Quali sono e quante sono le perdite nutrizionali che si hanno durante l’operazione di scongelamento?

Le perdite in scongelamento

Quando si scongela, la “paura” più frequente dei proprietari è quella che durante l’operazione ci siano delle perdite nutrizionali nel prodotto: questo è vero solo in parte, perché le perdite in scongelamento sono in realtà molto limitate.

  • Le proteine subiscono una perdita limitata relativa, più che alla proteina in sé, agli amminoacidi come, ad esempio, la taurina (fortemente idrosolubile e persa nell’acqua di scongelamento). Relativamente all’alimentazione umana è stato stimato che la carne scongelata è più digeribile perché la rottura delle sue strutture la rende più “attaccabile”. I grassi, invece, possono subire delle perdite in congelamento legate all’ossidazione, che avviene però quando il prodotto è ancora congelato, e per evitare le perdite bisogna fare attenzione che la temperatura di congelamento sia quanto più costante possibile, mentre non ci sono differenze particolari in fase di scongelamento; in generale, più il congelamento è lungo, maggiore è l’ossidazione, come abbiamo visto nell’articolo dedicato.
  • I carboidrati, presenti nella carne solo in piccola quantità (per esempio sotto forma di glicogeno), non subiscono sostanziali variazioni in scongelamento;
  • Le vitamine e i minerali, questi vengono persi per lisciviazione, cioè per il passaggio diretto nel liquido di congelamento che è conveniente buttare o meno a seconda del metodo di scongelamento utilizzato, come vedremo tra poco. Questo studio mostra come, per la Tiamina (la vitamina B1, una vitamina idrosolubile che si perde facilmente con il liquido di scongelamento) ci sia una grandissima differenza in base alla temperatura e alle fluttuazioni che si hanno nel processo di congelamento stesso. Più bassa è la temperatura, meno sono le fluttuazioni, più le vitamine si manterranno in scongelamento. Tuttavia è molto difficile stabilire quante vitamine vengano perse con il liquido di scongelamento, ma in generale meno liquido si produce, meglio è. Le vitamine, infatti, si perdono in scongelamento solo per passaggio nel liquido, non a causa della degradazione (che invece avviene durante la cottura).

Il tempo e i metodi di scongelamento

Ma quanto deve durare lo scongelamento della carne e del pesce? E’ meglio lento o veloce?

In generale non c’è una soluzione migliore, perché la risposta non dipende solo dalla qualità nutrizionale (ma anche dalla praticità, dalle necessità del proprietario, dal fatto che nella dieta siano presenti delle integrazioni), ma i metodi possono essere messi a confronto.

Da notare, però, che lo scongelamento a temperatura ambiente, in generale, non è consigliato. E’ più veloce rispetto a quello in frigo, a causa della differenza di temperatura molto più alta tra l’alimento e l’ambiente esterno, però proprio la temperatura ambiente (18-20°, in casa), è una temperatura ottimale per lo sviluppo batterico, che oltre a poter provocare proliferazione dei patogeni provoca anche la proliferazione dei batteri che alterano la carne. Sono gli stessi motivi per cui la carne cruda si conserva in frigo e non a temperatura ambiente a far sconsigliare questo metodo di scongelamento.

Lo scongelamento lento in frigorifero

Riguardo ai tempi di scongelamento, secondo le conoscenze attuali lo scongelamento lento in frigorifero, a quattro gradi, è una soluzione utile e pratica per evitare la sovracrescita batterica. Sebbene il tempo di scongelamento sia infatti più lungo rispetto allo scongelamento a temperatura ambiente o in acqua corrente, la temperatura di 4° del frigorifero, come riportato da questo studio scientifico, limita la crescita batterica perché la maggior parte dei batteri patogeni non riesce a proliferare a questa temperatura, rispetto allo scongelamento più veloce che si può fare a temperatura ambiente e che causa una crescita più veloce della carica batterica.

Con lo scongelamento lento in frigo si produce un po’ di liquido di scongelamento che, essendo ricco di amminoacidi, proteine e minerali è un ottimo terreno di coltura per i batteri, che possono anche se lentamente proliferare nelle diverse ore di scongelamento; per questo, specialmente se la parte da scongelare è in frigo da diverso tempo si consiglia, di buttare il liquido di scongelamento, in particolare se la temperatura del frigorifero è piuttosto alta. Se si decide di mantenere il liquido, bisogna anche considerare che il cane o il gatto lo può bere o meno, e se non lo beve i nutrienti rimasti nel liquido vengono, chiaramente, persi.

Per lo scongelamento in frugo è sconsigliato far scongelare nel sacchetto che la conteneva: parte dei batteri della carne si trovano infatti sulla sua superficie, e togliendolo prima dello scongelamento si eliminano in un solo colpo i batteri che sono rimasti sul sacchetto che, altrimenti, possono proliferare .

Lo scongelamento rapido in acqua calda (nel sacchetto)

Uno studio scientifico ha valutato anche lo scongelamento rapido in acqua calda (a 39 gradi per 11 minuti). L’alimento, che in questo caso era manzo, non veniva in contatto con l’acqua perché si trovava all’interno di un sacchetto sul quale l’acqua calda scorreva, scongelandolo il pochi minuti.

Sfruttando quindi solo l’effetto termico si è avuto, rispetto allo scongelamento lento in frigorifero, una perdita d’acqua minore, e un’alterazione qualitativa praticamente nulla (39 gradi sono una temperatura che non permette le alterazioni della carne tipiche della cottura, che inizia almeno da 50 gradi). Lo scongelamento è stato totale, e per piccole quantità di carne (perché la temperatura deve arrivare al cuore del prodotto congelato) scongelare in un sacchetto immerso in acqua sembra essere, al momento, la soluzione migliore per lo scongelamento in termini di qualità nutrizionale.

Considerando, però, che la quantità di carne deve essere limitata, perché se è troppa lo scongelamento rallenta molto e (tra l’altro) si consuma inutilmente molta acqua (che non è un problema nutrizionale, ma consideriamolo comunque).

Lo scongelamento in acqua (senza sacchetto)

Lo scongelamento in acqua corrente (senza sacchetto) o in acqua ferma (in una ciotola d’acqua ma anche qui senza sacchetto), invece, è abbastanza veloce da non dare il tempo materiale ai batteri di crescere ma a causa del forte contatto con l’acqua c’è una perdita di sostanze idrosolubili, per cui vitamine e minerali principalmente, maggiore rispetto a quella che si viene a creare nel liquido di cottura; per entrambi i motivi, se possibile, è da preferire quindi lo scongelamento in frigo rispetto a quello a temperatura ambiente.

Tagliare la carne prima o dopo averla scongelata?

Un’altra domanda che spesso viene posta dai proprietari in scongelamento è quella relativa al taglio della carne congelata, un’operazione fondamentale quando si acquistano grandi quantità di carne per il cane o per un gatto. Quando tagliarla per minimizzare le perdite?

La risposta dipende dal metodo che vogliamo utilizzare per lo scongelamento.

Se scegliamo lo scongelamento lento, quello in frigorifero, conviene tagliarla quando l’operazione di scongelamento è terminata, tranne per i “grandi tagli” necessari per la porzionatura (e per far entrare l’alimento fisicamente nel congelatore!).

Questo perché le perdite in scongelamento non sono omogenee: la maggior parte del liquido perso viene perso dalla parte esterna della carne, non da quella interna; per cui, più il rapporto tra superficie e volume del pezzo di carne è basso (quindi un pezzo grande), minori saranno le perdite in scongelamento, mentre più è piccolo, più saranno le perdite di liquido; una carne tagliata a dadini avrà quindi più perdite in scongelamento della stessa carne rimasta intera, fermo restando quello che abbiamo detto prima a proposito delle perdite in scongelamento.

Le perdite in scongelamento si hanno dalla superficie della carne, non dalla parte interna. Questo significa che se tagliamo la carne in piccoli pezzi (terzo cubo) la superficie sarà molto maggiore rispetto ad un unico pezzo grande (primo cubo), e ci saranno quindi più perdite.

Quando, invece, scongeliamo in acqua in modo rapido, per permettere uno scongelamento quanto più rapido possibile è meglio tagliare prima di congelare: in questo modo si creerà più liquido, ma dobbiamo considerare che:

  • Il liquido rimane tutto all’interno del contenitore;
  • Non c’è proliferazione batterica a causa della rapidità dello scongelamento;
  • Con i pezzi di carne separati tra loro il calore dell’acqua penetra più velocemente tra uno e l’altro, è da preferire questo metodo. Pezzi troppo grandi di carne impedirebbero infatti al calore di penetrare al cuore del prodotto, e rischierebbero di far rimanere troppo tempo la parte esterna esposta all’acqua che si trova ad un’ottima temperatura per la proliferazione batterica, aspettando che il centro scongeli.

E’ per questi motivi che conviene tagliare prima di congelare se abbiamo intenzione di scongelare rapidamente.

Ricongelare la carne scongelata è sicuro?

La regola generale è che, a meno di aver scongelato la carne giusto quel tanto che basta per tagliarla (per cui lo scongelamento è incompleto) sarebbe meglio non ricongelare lo scongelato.

Qualcuno lo fa, solitamente commentando con il classico “io lo faccio e non è mai successo nulla”, ma la realtà è che da punto di vista scientifico (ricordo che mi occupo di divulgazione scientifica, cioè cito quanto si trova scritto sulle fonti scientifiche, non sono opinioni personali!) c’è più di un motivo per evitare di fare questa operazione (se non scongelare quel tanto che basta per tagliare la carne congelata con il coltello, ma questo non si può considerare un vero e proprio scongelamento; parliamo, chiaramente, di uno scongelamento e di un ricongelamento completi).

I due motivi principali per evitare di scongelare per poi ricongelare sono i seguenti:

  • Il primo, più conosciuto, è legato alla proliferazione della carica batterica: durante lo scongelamento c’è un aumento dei batteri, anche se lento. Supponiamo che durante il primo ciclo di scongelamento i batteri siano decuplicati, passando da 100 a 1000 (cioè abbiano avuto una crescita piuttosto lenta); ricongelando non avremo più i 100 batteri all’inizio, ma ne avremo 1000, cioè 10 volte il numero iniziale. Questo potrebbe essere potenzialmente pericoloso (se a crescere sono dei batteri patogeni) ma, soprattutto, potrebbe creare delle alterazioni organolettiche (sapore, odore), che renderebbero quella carne sgradevole all’animale, in particolare ai gatti che sono tendenzialmente più esigenti rispetto ai cani.

La differenza della proliferazione batterica tra il primo e il secondo scongelamento.

  • Il secondo motivo è legato al fenomeno dell’accrescimento dei cristalli di ghiaccio interni alla carne, di cui abbiamo parlato nell’articolo relativo al congelamento. In particolare, ricongelando una carne già scongelata si creano cristalli di ghiaccio ancora più grandi rispetto al primo congelamento, causando così perdite di liquidi (e quindi di vitamine e minerali) ancora maggiori rispetto al primo scongelamento, nel secondo e in un eventuale terzo scongelamento dello stesso pezzo di carne. Considerando che, come abbiamo visto, con il liquido di scongelamento si perdono vitamine, minerali e amminoacidi, bisogna fare molta attenzione con questi “cicli” di congelamento e scongelamento specialmente se la dieta che si segue è a crudo e non prevede l’aggiunta di alcun integratore.

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E se ho cotto la carne scongelata, poi la posso ricongelare?

Per quanto riguarda il ricongelamento di carne scongelata che però, nel frattempo, è stata cotta, le cose sono un po’ diverse.

La cottura ha infatti azzerato la carica batterica (quindi il problema della proliferazione si risolve), e comunque ha modificato molto la struttura della carne (con anche un po’ di perdita di acqua, per cui la formazione dei cristalli tipici della carne cruda congelata si ha in misura molto minore, eliminando anche il secondo problema).

Il ricongelamento della carne scongelata e poi cotta non rappresenta quindi un problema, in generale, e anzi è un metodo utilizzato nelle diete casalinghe a cotto per evitare di cuocere la carne ogni giorno, considerando anche che nelle diete casalinghe a cotto, a causa della degradazione in cottura, è necessario un integratore specifico da aggiungere all’alimentazione.

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Ciotola della settimana: agnello, tacchino, cetrioli e zucchine

Pappa fresca a base di macinato di agnello, collo di tacchino e frullato di cetrioli e zucchine

Oggi vi presentiamo la pappa preparata da uno dei nostri clienti:

MACINATO DI AGNELLO: ricco di proteine ideali per lo sviluppo della muscolatura, il suo contenuto proteico la rende anche particolarmente digeribile grazie anche all’adeguato contenuto di sali minerali e vitamine, in particolare del gruppo B.
L’agnello è poi una fonte preziosa di potassio che favorisce una corretta funzionalità muscolare e cardiaca, di ferro e di altri minerali come lo zinco, minerale essenziale per la crescita dei tessuti.
Magra e poco calorica, la carne di agnello ha una proporzione particolarmente equilibrata tra proteine e grassi.

COLLO DI TACCHINO: composto per  l’80 % del suo peso da carne magra e digeribile, è adattO a cani e gatti con allergie o intolleranze ad altre fonti proteiche.
Ottimo per la pulizia dei denti e la masticazione e’ adatto a tutte le età rappresenta inoltre una fonte di calcio biodisponibile.

CETRIOLI: contengono molti minerali (calcio, fosforo, zolfo, manganese, potassio, sodio, ferro, iodio), alcune vitamine del gruppo B (tiamina, riboflavina, niacina, acido folico), vitamina C, E, K, provitamina A, azulene e acido tartarico.
Poiché hanno un alto contenuto di acqua e fibre, i cetrioli sono un ottimo bocconcino per il tuo cane, migliorano significativamente la salute del pelo e della pelle e, se il tuo cane è sovrappeso, un paio di snack con cetrioli ogni tanto sono raccomandati, in quanto i cetrioli hanno un basso contenuto di calorie, sale e zucchero.

ZUCCHINE: Le zucchine sono un’incredibile risorsa di nutrienti vitali, quali il potassio e la vitamina C, perfette per integrare e migliorare la dieta del vostro cane. Il basso tasso calorico, che conta circa 2 o 3 calorie per fetta, è un valore aggiunto non da poco!!!

Allora… BUON APPETITO

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BARF, gatti e prede intere

[Il parere di Manuela Bollati, esperta in nutrizione felina]

Resto sempre divertita da una serie di commenti che ogni tanto leggo, che forse nemmeno i bimbi farebbero. 😉
Mi chiedo, se queste persone che si preoccupano per una preda mangiata da un gatto, hanno mai visto un documentario sui predatori carnivori.
Io ho superato da bambina la fase “povera gazzella”, quando nel mondo di Quark, vedevo il leone predare e sbranare quella leggiadra creatura.
Ebbene, se la gazzella non venisse predata ed uccisa, il leone, magnifico e possente, morirebbe di fame.
Eh no! Il leone deve vivere, la predazione è necessaria e naturale.
Qui, le prede, le cacciamo noi al supermercato, sono oltretutto carni di filiera controllata per uso umano senza antibiotici con controlli HACCP, ovvero non hanno quote infettanti dei patogeni per gli umani, figurarsi per i gatti, carnivori obbligati, che hanno un ph gastrico fortemente acido che abbatte i patogeni meglio del nostro.
Sono i veterinari di Igiene degli alimenti ad effettuare i controlli, sia presso gli allevamenti, che nei macelli.
Veterinari come la Francesca Serena, che oltre a lavorare come veterinaria fi igiene degli alimenti, è anche esperta qualificata in comportamento felino e nutrizione felina a livello mondiale. 
I veterinari di base, dovrebbero conoscere il lavoro dei colleghi di igiene degli alimenti ed invece spesso, non li tengono in considerazione, dando indicazioni errate e fuorvianti, basate sul marketing del pet food e non sulla preparazione professionale medica.

Inoltre, se i patogeni delle prede, pure in Natura, fossero così pericolosi, i gatti randagi sarebbero estinti e non ci sarebbero più le colonie feline rd i gatti selvatici nei boschi.

La scorsa estate, un passerotto è entrato in casa mia, dalla cappa del camino.
Al mio rientro, ho trovato solo 3 piume di un’ala, nemmeno una goccia di sangue.
Nessuno dei gatti ha contratto alcuna patologia.

Detto ciò riassumo:
Le carni di filiera controllata per uso umano senza antibiotici con controlli HACCP si possono dare anche fresche, chi vuole per maggior tutela, può prima surgelarle, non c’è bisogno di abbattitore.

Le ossa non sono pericolose, ma devono essere:
– crude (sono le ossa cotte che scheggiano, le crude non fanno schegge)
– polpose (con carne intorno)
– intere, disarticolate (non spezzate/tagliate, i gatti sanno come affrontare la preda e pezzetti piccoli tagliati da noi, possono creare problemi)

La dieta a crudo completo Barf e prede è la più naturale, adeguata, digeribile, assimilabile che ci possa essere, inoltre, come questo bellissimo video mostra, è etologicamente molto utile, per i bisogni di predazione, sfogo, masticazione del gatto.
Il cavo orale mantiene il giusto ph acido, le ossa e le cartilagini hanno azione pulente sui denti e le gengive vengono massaggiate e stimolate.
Questo previene la formazione del tartaro.

La dieta a crudo completo Barf e prede, ben fatta, magari anche seguiti da validi specialisti in nutrizione felina e dei carnivori, esperti in nutrizione a crudo, è davvero la migliore che si possa offrire ai gatti, carnivori obbligati e predatori specializzati.

Conoscere la nutrizione felina e l’etologia felina è importante e fondamentale.
Siamo qui per parlare di sicurezza dei gatti, che comprende anche la loro salute e quindi la valida nutrizione.
Questa è il gold standard della nutrizione felina.

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Ricetta per pappa a base di cernia

Vi diamo un suggerimento per una ciotola gustosissima, dalle grandi proprietà nutritive e sicuramente molto gradita ai vostri amici a 4 zampe, sperimentata per noi da uno dei nostri esperti tester e dai suoi cani:

La ciotola si compone di:

  • filetto di cernia, ottimo per l’apporto di nutrienti e, specialmente di Omega 3,
  • asparagi, ricchi di Vitamina C, Carotenoidi, Vitamina B, sali minerali e acido folico,
  • patata americana, ricca di fibre, minerali, vitamine e antiossidanti,
  • broccoli, ortaggi ricchi di sali minerali (calcio, ferro, fosforo, potassio), vitamina C, B1 e B2 e fibra alimentare,
  • BARF OIL SINERGY, olio integrativo ricco di Omega 3 e Omega 6, il cui utilizzo quotidiano favorisce, grazie alla combinazione dei suoi componenti, la salute generale del cane, la funzionalità cardiaca, per la difesa contro le infiammazioni e l’artrite e il rafforzamento del sistema immunitario.

Buon appetito!!!

I prodotti utilizzati sono disponibili nel nostro shop online:

FILETTO DI CERNIA
BARF OIL SINERGY

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La storia di Smilla

Oggi, attraverso la testimonianza della signora Gloria, vi raccontiamo la storia di Smilla e di come la Dieta BARF ha cambiato in meglio la sua vita.

Smilla è nata il 16/3/2008 e arrivata da me per il mio compleanno il 15/6/2008: la mia prima westina, una scricciolina di appena 3 chili.
Io, abituata a cuccioli di Labrador (fino ad allora ne avevo avuti due), guardavo questa piccina piena di vita e con un grande temperamento da Terrier che mi rubava il cuore ogni giorno di più.

Nei primi tempi, come in una bella storia, Smilla è in salute, mangia con appetito e cresce bene, fino al dicembre del 2009, quando iniziano i primi sintomi di una (apparente) gastrite: da lì è iniziato il nostro incubo!

Smilla accusa continuamente vomito, diarrea, inappetenza: il veterinario mi consiglia crocchette (che non danno buoni risultati), poi una “dieta casalinga”, anche questa senza ottenere miglioramenti e poi, inevitabile, una terapia farmacologica, nonostante la quale la nausea e gli episodi di vomito continuano.
Nel giugno del 2010, preoccupatissima, insisto per far fare a Smilla una gastroscopia: e lì la doccia fredda!!!
La diagnosi: “Gastroduodenute linfoplasmacellulare unitamente ad una infezione da Helicobacter” mi spiazza: mi riferiscono essere una patologia autoimmune, continuiamo la terapia con antivomito e cortisonici, ma lei non migliora in maniera considerevole, quindi mi consigliano un nuovo tipo di crocchette.
Presa dallo sconforto, inizio ad informarmi personalmente sulla patologia e le eventuali soluzioni dal punto di vista alimentare.
Conoscevo la dieta BARF solo per sentito dire, poi, una sera, mentre stavo preparando la pappa al mio gatto (che mangia prevalentemente cibo crudo), mi cade dal tagliere un pezzetto di petto di pollo: Smilla lo divora e mi guarda chiedendomene ancora (NdA – all’epoca mangiava pochissimo e sempre di malavoglia).
Attendo con ansia le crisi di vomito … che invece non arrivano!!!
Inizio ad informarmi e dopo varie ricerche inizio la dieta BARF!
Conosco il signor Franco (NdA – Responsabile BARF Italia) con il quale mi confronto sulla prima scelta, sempre con il supporto di una brava Veterinaria.
Nel frattempo contatto anche una Veterinaria Osteopata che aiuta Smilla a sciogliersi dalle varie contratture addominali legate al dolore e disagio subito.
Inizio a darle macinati singoli, dog burger e colli di pollo.
Smilla mangia da subito con gusto e appetito: poco dopo tolgo i farmaci e lei inizia a prendere peso.
Oggi Smilla ha 11 anni e sta bene, certo lo stomaco resta il suo punto debole ma non ha più avuto bisogno di cortisone.
Solo nei cambi di stagione quando mi accorgo che “biascica” (segno che ha nausea) inizio una terapia con un gastroprotettore per un paio di settimane.
Oggi lei mangia Dog Burger e colli di pollo, ma non disdegna anche pesce e snack essicati.
Cosa aggiungere?

Non posso che essere grata alla dieta BARF.

Ringraziamo la Signora Gloria per questo racconto della vita della sua cagnolina Smilla.

In effetti una corretta alimentazione BARF può avere benefici impatti sulla salute dei nostri amici a 4 zampe, come testimoniato dalla Signora Gloria.

Alimentazione a crudo è salute e benessere.
Parola di BARF Italia – Petfood.it

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L’importanza degli OMEGA 3 nell’alimentazione del cane

Quando si parla di Omega3 si fa riferimento agli acidi grassi essenziali polinsaturi che si trovano in elevate quantità nei tessuti di alcuni pesci e, talvolta insieme agli Omega 6, in alcune fonti vegetali, come, ad esempio, semi di lino, semi di chia, semi di canapa e noci.

Gli Omega 3 svolgono una funzione preventiva rispetto ai problemi della pelle e del pelo del cane, così come in caso di allergie; inoltre, nel trattamento di dermatiti pruriginose e infiammatorie, possono aiutare a ridurre la dose necessaria di farmaci.

Cuccioli, femmine in gravidanza e allattamento e cani in fase di guarigione da lesioni e malattie croniche hanno un maggiore fabbisogno di acidi grassi essenziali di ogni tipo.

La carenza di acidi grassi può causare problemi alla cute e, di conseguenza, al pelo e alle unghie del cane e, talvolta, anche alle articolazioni.

I benefici degli acidi grassi sulla salute dei nostri amici a 4 zampe non finiscono qui: questi, infatti, fungono da antiossidanti per l’organismo, hanno un lieve effetto anticoagulante e dunque prevengono malattie cardiovascolari e, infine, sono ottimi alleati del sistema nervoso di cuccioli e cani anziani.

I cibi che contengono il maggior numero di Omega 3 sono il pesce azzurro (sarde, sgombri, alici), il salmone, i semi di lino, i semi di chia, la Soia.

Gli acidi grassi essenziali contenuti nei cibi tendono tuttavia a deteriorarsi facilmente: una lavorazione o preparazione troppo lunga o una conservazione “sbagliata” potrebbe, infatti, distruggerli.

Può capitare anche che sia il cane stesso a non gradire gli alimenti che contengono naturalmente Omega 3: in questo caso si può ricorrere agli Integratori di Omega 3 presenti in commercio in varie forme (capsule, oli, ecc).

L’uso dell’olio è sicuramente il più “pratico”, infatti, spruzzato sulla pappa del nostro amico a 4 zampe, viene assorbito senza alcun problema:

Ci sono inoltre in commercio vari tipi di integratori di Omega3 sotto forma di capsule o oli di pesce da aggiungere al pasto del cane, soprattutto per quei cani che non possono o non gradiscono consumare cibi che li contengono naturalmente: vediamone qualcuno:

BARF OIL SINERGY
La sinergia di 3 preziosi olii di origine animale e vegetale con l’aggiunta di Vitamina E da Olio di Germe di grano rende possibile a livello metabolico una migliore elasticità delle membrane cellulari favorendo lo scambio di nutrimento e traendo tutti i benefici in un unico prodotto dalle proprietà uniche.
OLIO DI SEMI DI LINO
L’olio di semi di lino è la fonte più ricca di Acidi Grassi essenziali Omega 3 essi svolgono un ruolo importante nel preservare e rinforzare il sistema immunitario, una loro carenza può favorire l’insorgere di eczemi e irritazioni allergiche, l’uso costante del prodotto nelle dosi indicate contribuisce a rendere il pelo più lucido e brillante e la cute più sana e idratata 
OLIO DI SALMONE – Nutrioil (per cane e gatto)
L’integrazione quotidiana con l’olio di salmone Nutri-Oil favorisce la salute generale del vostro cane grazie agli alti livelli di Omega 3 e 6 si avranno immediati risultati apprezzabili come pelo brillante
OLIO DI FEGATO DI MERLUZZO
L’olio di fegato di merluzzo NutriCare è ricco di vitamine A –D3- E . La vitamina D unitamente all’effetto della luce solare, consente di utilizzare Calcio e Fosforo, indispensabili  per la formazione delle  ossa, rendendole meno inclini alle fratture  e favorendo  un’azione antirachitica.